L’UOMO DI NEVE
16:15* – 18:45 – 21:15
(*prezzo promo 1° spettacolo dei giorni feriali: 6,00 €)

 

Regia:

Thomas Alfredson

Cast:

Michael FassbenderRebecca FergusonChloë Sevigny

Trama:

Quarta indagine del detective Harry Hole, L’uomo di neve – nato dalla penna di Jo Nesbø nel 2007 – segna la prima apparizione cinematografica del poliziotto di Oslo e gli attribuisce le fattezze di Michael Fassbender, irlandese di origine tedesca. Hole dovrà andare a caccia di un assassino seriale, che colpisce le donne sposate con un figlio, e lascia la sua firma sotto forma di un inquietante pupazzo di neve.

 

Recensione:

Riuscirà il film di Tomas Alfredson a trasformare l’idea del pupazzo di neve, da sempre associata all’infanzia e alla felicità di aprire gli occhi e vedere il mondo ricoperto di bianca morbidezza, in un oggetto in grado di far rabbrividire al primo sguardo? L’impresa non è facile, ma a compierla è una squadra d’eccezione, capitanata dal regista svedese Tomas Alfredson.

Il romanzo, pur trovandosi al centro di una serie di libri, è perfettamente autonomo e lo stesso varrà, a maggior ragione, per il film. Tra gli elementi di interesse del progetto, oltre alla garanzia di stile e serietà offerta dal nome del regista, c’è l’ambientazione norvegese, che con ogni probabilità potremo a tutti gli effetti contare come un personaggio del film, l’esperienza degli sceneggiatori, Hossein Amini e Matthew Michael Carnahan, e, non ultima, la bellezza di Rebecca Ferguson e la presenza di attori quali J.K. Simmons, Val Kilmer e Charlotte Gainsbourg nei panni di Rakel, la ex dalla quale Harry non riesce a prendere realmente le distanze.

Tomas Alfredson, cui Martin Scorsese ha ceduto la regia del film, mantenendo per sé il ruolo di produttore esecutivo, sembra l’uomo giusto al posto giusto e non solo, banalmente, perché ha già dimostrato di saperci fare con la neve, nell’ottimo “Let the right one in”. Ci sono almeno altre due ragioni tali da indurci a sperare che Alfredson possa aver trovato nel romanzo di Jo Nesbø una materia più che consona al proprio modo di fare cinema.
Innanzitutto, la galleria di “aringhe rosse” (red herrings) con cui Hole avrà a che fare durante l’indagine, ovvero di possibili sospetti destinati a rivelarsi false piste, distrazioni lungo l’intricato percorso verso la soluzione del caso. “La talpa” ci ha dimostrato che, se c’è qualcuno che può tratteggiare questa galleria con astuta eleganza, evitando la trappola della superficialità, scolpendo a partire dalla carta una serie di ritratti a tutto tondo, quel qualcuno è proprio Alfredson.

L’altra ragione sta nell’uso del linguaggio. Nesbø e Alfredson condividono, ognuno nel proprio settore, una sensibilità particolare per il dettaglio, un saperlo renderlo significativo o, al contrario, utilizzarlo per intorbidire le acque, creare false aspettative, farne uno strumento, tra gli altri, per tenere alta la tensione.

Tutto questo, insieme ad un originale countdown – il detective Fassbender deve agire prima della prossima nevicata, se vuole evitare un’altra vittima- contribuisce senza dubbio a mantenere calda l’attesa per il gelido thriller di Alfredson.

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